L'ossessione al governo
di EZIO MAURO
DUNQUE Silvio Berlusconi dice di non essere ossessionato dai giudici. Se così fosse, tutto sarebbe più semplice. Il Cavaliere è il legittimo capo del governo del Paese, ha ottenuto un forte consenso popolare, guida una maggioranza compatta di parlamentari che ha potuto scegliere e nominare personalmente, è alla sua terza prova a Palazzo Chigi, può finalmente trasformarsi in uomo di Stato. Intanto i suoi avvocati lo difendono con sapienza, libertà e ampia fantasia tecnica nel processo di Milano, dov'è imputato per corruzione in atti giudiziari, con l'accusa di aver spinto l'avvocato londinese Mills a dichiarare il falso sui fondi neri all'estero della galassia Fininvest.
Due poteri dello Stato - l'esecutivo e il giudiziario - svolgono il loro ruolo, nelle loro prerogative autonome, ed entrambi nell'interesse del libero gioco democratico, al servizio della Repubblica. Poi, l'opinione pubblica giudicherà gli esiti. Si chiama separazione dei poteri, è uno dei fondamenti dello Stato moderno, e realizza il principio secondo cui la legge è uguale per tutti, anche per chi ha vinto le elezioni e governa il Paese. Perché l'eguaglianza, come spiega Rawls, "è essenzialmente la giustizia come rispetto della norma".
Ma si può dire che sia così? Stiamo ai fatti. Ieri Berlusconi è entrato tra applausi e invocazioni da stadio all'assemblea della Confesercenti, pronta ad ascoltare la ricetta del governo per una categoria che ad aprile ha visto i consumi in caduta libera (-2,3 per cento), con i piccoli negozi in calo del 4,1, il settore non alimentare del 3,4.
Ma il Cavaliere, dopo aver ringraziato per l'accoglienza "tonificante" ha mimato con le mani incrociate le manette, ha assicurato che "certi pm vorrebbero vedermi così", ha spiegato che i giudici politicizzati sono "una metastasi della democrazia", una democrazia peraltro "in libertà vigilata, tenuta sotto il tacco" dalla magistratura ideologizzata "che vuole cambiare chi è al governo, ledendo con accuse fallaci il diritto dei cittadini a essere governati da chi hanno scelto democraticamente": mentre il Pd, difendendo i magistrati, ha spezzato il dialogo che Berlusconi ormai rifiuta, perché non vuole discutere "con un'opposizione giustizialista".
Siamo dunque davanti alla rappresentazione istituzionale di un'ossessione. Anzi, ad un'ossessione che si fa governo, che si trasforma in legge, che rompe una politica e ne avvia un'altra. Un'ossessione che si fa verbo e carne, misura di una leadership, orizzonte di una maggioranza, cifra definitiva dell'avventura di questa destra italiana talmente impersonata dal Cavaliere da precipitare intera nei suoi incubi.
Si capisce perfettamente la scomodità di fronteggiare un processo per corruzione mentre si è appena riconquistata con un trionfo elettorale la legittimità a governare il Paese. E tuttavia questa scomodità è anche una delle prove della democrazia sostanziale di una Repubblica. Perché non è in gioco, com'è ovvio e com'è evidente, il pieno diritto e la piena libertà dell'imputato Berlusconi a difendersi con ogni mezzo lecito nel processo, facendo valere fino in fondo le sue ragioni, sperando che prevalgano. In gioco, c'è il privilegio improprio di quell'imputato, che può contare sull'aiuto del Premier Berlusconi. Un aiuto attraverso il quale il potere politico diventa ineguale perché abusando della potestà legislativa costruisce con le sue mani - le mani del Presidente del Consiglio, che sono le stesse mani dell'accusato in giudizio - un vantaggio indebito contro un altro legittimo potere della Repubblica (il giudiziario) e contro i cittadini che si trovano nelle sue stesse condizioni, ma non possono contare su quel privilegio.
Per salvarsi da un potere che opera in nome di quello stesso popolo italiano da cui ha avuto un consenso amplissimo, il Cavaliere ha infatti deciso di trasformare il suo personale problema in un problema del Paese e la sua ansia privata in un'urgenza nazionale. Dopo aver ritagliato dentro la procedura penale una misura di sospensione dei processi che ha il profilo della sua silhouette, per bloccare la sentenza in arrivo a Milano, ha provato a trasformare in decreto legge (dunque un provvedimento con carattere di necessità e di urgenza) il nuovo lodo Schifani che per la seconda volta tenta di garantirgli l'immunità penale. Com'è evidente, è proprio l'urgenza di legiferare sotto necessità impellente che rende le due norme inaccettabili, perché patentemente ad personam. È il legame tra le due misure che le svilisce a strumento di salvacondotto meccanico. È tutto ciò, più la coincidenza democraticamente blasfema tra la persona dell'imputato, del capo del governo e del capo della maggioranza legislativa che fa del caso italiano qualcosa di molto diverso dal sistema costituzionale della garanzie per le alte cariche in vigore in alcuni Paesi: dove i Parlamenti - almeno in Occidente - legiferano su tipologie astratte nell'interesse del sistema e non su biografie giudiziare specifiche per dirottarne l'esito nell'interesse privato, spinti dal calendario di un processo in corso.
A due mesi appena da un voto che aveva garantito maggioranza certa, leadership sicura, alleanze blindate, opposizione dialogante, stiamo dunque assistendo ad un incendio istituzionale in cui tutto brucia, nel rogo di un leader che ogni volta consegna i suoi talenti ad un demone, sempre lo stesso. Brucia anche l'autorevolezza del premier e la sua credibilità se non come uomo di Stato almeno come uomo d'ordine: proprio ieri, mentre attaccava i giudici in preda ad un'ira visibile, la platea plaudente dei commercianti ha cominciato a mormorare, poi a rumoreggiare, infine a gridare, con i primi fischi che solcano il miele di questa luna berlusconiana, luminosa per due mesi, e improvvisamente nera.
Dice la commissione del Csm incaricata di preparare il plenum che la norma salvapremier farà fermare oltre la metà dei processi in corso, scegliendo arbitrariamente tra i reati, introducendo casualmente uno spartiacque temporale, violando la Costituzione quando parla di "ragionevole durata" del dibattimento, fino a realizzare nei fatti una "amnistia occulta". Sullo sfondo, per tutte queste ragioni, si annuncia un conflitto con il Capo dello Stato che ancora ieri ha chiesto rispetto tra politica e magistratura, ma senza illudersi: "Con la moral suasion lancio messaggi in bottiglia, non sapendo chi vorrà raccoglierli".
Rotto il dialogo, perché ieri Veltroni ha chiuso definitivamente la porta, il Cavaliere è dunque solo davanti alla sua ossessione. Che non è politicamente neutra, e nemmeno istituzionalmente, perché sta producendo giorno dopo giorno una specialissima teoria dello Stato che potremmo chiamare monocratico, con un potere sovraordinato perché di diretta derivazione popolare (il governo espressione della maggioranza parlamentare) e tutti gli altri poteri della Repubblica subordinati: al punto da diventare illegittimi quando mettono in gioco nella loro autonoma funzione il nuovissimo principio di sovranità che vuole il moderno sovrano legibus solutus. I costituzionalisti hanno previsto questa forma di "autoritarismo plebiscitario", e Costantino Mortati ha parlato di "sospensione delle garanzie dei diritti" per la necessità "di preservare l'istituzione da un grave pericolo che la sovrasta" e per la precisa esigenza "di sottrarre a controlli l'opera del capo": ma nessuno avrebbe detto che eravamo davanti a questa soglia.
E invece, questo è un esito possibile - istintivo e necessitato più che teorizzato, e tuttavia perfettamente coerente - del populismo italiano all'opera da quindici anni, capace non solo di conquistare consenso ma di costruire un senso comune dominante, d'ordine e rivoluzionario insieme, tipico della modernizzazione reazionaria in atto. Nel quale può infine crescere senza reazioni questa sorta di opposizione dal governo tipica della destra populista, una speciale forma di "disobbedienza incivile" come atto contrario alla legge, con la maggioranza che detiene il potere politico impegnata a chiamare il popolo alla ribellione.
Questa, non altra, è la posta in gioco. Si può far finta di non vederla, per comodità, pavidità, complicità o per convenienza. Lo stanno facendo in molti, dentro il nuovo senso comune che contribuiscono a diffondere. Sarà più semplice per Berlusconi compiere il penultimo atto, l'attacco finale alla libera stampa. Poi il privilegio prenderà il posto del governo della legge, rule of law. Ecco dove porta l'ossessione del Cavaliere. C'è ancora tempo per dire di no: non tutta l'Italia è acquisita, indifferente e succube.
giovedì 26 giugno 2008
mercoledì 25 giugno 2008
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Per la Corte dei Conti, le Concessionarie di slot machine devono allo Stato 98 miliardi di euro.Vogliamo sapere che provvedimenti verranno presi, vogliamo sapere che fine hanno fatto.
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lunedì 23 giugno 2008
L'Informazione parla del GAS
venerdì 20 giugno 2008
Lunedì 23 Giugno. Tutti davanti al palazzo di Giustizia di Milano.
Posto da http://www.societacivile.it
Rompiamo gli indugi. Il nuovo assalto di Silvio Berlusconi ai principi di legalità e alla giustizia non può vederci testimoni immobili e dunque complici. Ancora una volta il potere politico viene usato per tutelare posizioni processuali personali, senza alcuno scrupolo né verso i principi costituzionali né verso gli effetti che si producono a cascata sull'amministrazione della giustizia, sulla sicurezza e sulla libertà d'informazione. Le scelte accomodanti dell'opposizione si stanno rivelando semplicemente sciagurate. L'idea che l'acquiescenza verso Berlusconi sia segno di maggiore consapevolezza e maturità politica sta portando il Paese alla deriva, privandolo di una voce coerentemente risoluta nella difesa della Costituzione e della decenza repubblicana in parlamento.
Noi crediamo che la logica alla quale Berlusconi sta assoggettando l'azione del suo nuovo governo e della sua maggioranza meriti una forte risposta democratica, libera dai complessi di colpa che la politica e l'informazione hanno cercato di gettare su chi negli anni passati si è mobilitato contro le leggi-vergogna e contro la manomissione della Costituzione. Non è stata la difesa dei principi di legalità costituzionale a fare perdere il centrosinistra, il quale anzi dal 2002 ha sempre vinto tutte le prove amministrative, fino alle politiche del 2006. Non è la nettezza dei principi che fa perdere, come ha dimostrato il divario tra i risultati di Rita Borsellino in Sicilia e i disastrosi risultati successivi. A far perdere voti è l'incapacità di governare emersa tra rivalità, ambizioni, narcisismi e rendite ideologiche ai danni del governo Prodi. Ed è, oggi, l'incapacità di rappresentare i propri elettori, sempre più inclini a non partecipare al voto.
Per questo invitiamo i cittadini milanesi a una prima mobilitazione in difesa della Costituzione e della giustizia per lunedì 23 giugno alle 18 davanti al Palazzo di giustizia, luogo simbolico per l'opinione pubblica legalitaria della città. Del tutto consapevoli che non siamo noi il "già visto". Il "già visto", la ripetizione infinita della storia, una storia di arroganze istituzionali, è Silvio Berlusconi. Davanti a noi c'è solo una scelta: se tacere per stanchezza o mettere una volta ancora le nostre energie al servizio della democrazia repubblicana e dello spirito delle leggi.
Comitato milanese per la legalità
Lunedì 23 Giugno ore 18.00
Rompiamo gli indugi. Il nuovo assalto di Silvio Berlusconi ai principi di legalità e alla giustizia non può vederci testimoni immobili e dunque complici. Ancora una volta il potere politico viene usato per tutelare posizioni processuali personali, senza alcuno scrupolo né verso i principi costituzionali né verso gli effetti che si producono a cascata sull'amministrazione della giustizia, sulla sicurezza e sulla libertà d'informazione. Le scelte accomodanti dell'opposizione si stanno rivelando semplicemente sciagurate. L'idea che l'acquiescenza verso Berlusconi sia segno di maggiore consapevolezza e maturità politica sta portando il Paese alla deriva, privandolo di una voce coerentemente risoluta nella difesa della Costituzione e della decenza repubblicana in parlamento.
Noi crediamo che la logica alla quale Berlusconi sta assoggettando l'azione del suo nuovo governo e della sua maggioranza meriti una forte risposta democratica, libera dai complessi di colpa che la politica e l'informazione hanno cercato di gettare su chi negli anni passati si è mobilitato contro le leggi-vergogna e contro la manomissione della Costituzione. Non è stata la difesa dei principi di legalità costituzionale a fare perdere il centrosinistra, il quale anzi dal 2002 ha sempre vinto tutte le prove amministrative, fino alle politiche del 2006. Non è la nettezza dei principi che fa perdere, come ha dimostrato il divario tra i risultati di Rita Borsellino in Sicilia e i disastrosi risultati successivi. A far perdere voti è l'incapacità di governare emersa tra rivalità, ambizioni, narcisismi e rendite ideologiche ai danni del governo Prodi. Ed è, oggi, l'incapacità di rappresentare i propri elettori, sempre più inclini a non partecipare al voto.
Per questo invitiamo i cittadini milanesi a una prima mobilitazione in difesa della Costituzione e della giustizia per lunedì 23 giugno alle 18 davanti al Palazzo di giustizia, luogo simbolico per l'opinione pubblica legalitaria della città. Del tutto consapevoli che non siamo noi il "già visto". Il "già visto", la ripetizione infinita della storia, una storia di arroganze istituzionali, è Silvio Berlusconi. Davanti a noi c'è solo una scelta: se tacere per stanchezza o mettere una volta ancora le nostre energie al servizio della democrazia repubblicana e dello spirito delle leggi.
Comitato milanese per la legalità
Lunedì 23 Giugno ore 18.00
mercoledì 18 giugno 2008
Stasera GAS
Stasera avrò la prima riunione del Gruppo di Acquisto Solidale che si è formato a Reggio Emilia insieme agli amici del meet-up di Reggio. Speriamo che la cosa prenda piede e che si riesca a coinvolgere tante famiglie... Attualmente siamo in 16...
Più notizie domani.
Più notizie domani.
martedì 17 giugno 2008
Lettere e memoriali di Vincenzo Calcara (parte 5)
Sempre dal blog di Salvatore Borsellino:
Pubblico la quinta parte del memoriale di Vincenzo Calcara. Poichè si tratta di un insieme di fogli e non di un memoriale appositamente redatto il tutto puo' non apparire organico, mi riservo alla fine della pubblicazione, e non ne manca ancora molto, di tentare di dare un ordine a tutto in maniera da dargli una certa organicità e una successione temporale o logica. Tramite colloqui con Vincenzo Calcara tenterò poi di chiarire e/o sviluppare i punti più oscuri ed eventualmente di completarli. E' necessario poi, e qui sará ben accetto il contributo di chiunque, aggiungere link e riferimenti ad altra documentazione reperibile in rete. In questa parte sono di particolare rilievo sia l'incontro con Finocchiaro con alcuni interrogativi che Calcara sembra sottintendere più che esplicitare e lo schema finale nel quale lo stesso Calcara tenta di schematizzare l'insieme di affermazioni fatte nel corso del memoriale.
http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&view=article&id=438:lettere-e-memoriali-di-vincenzo-calcara-parte-5&catid=2:editoriali&Itemid=4
Pubblico la quinta parte del memoriale di Vincenzo Calcara. Poichè si tratta di un insieme di fogli e non di un memoriale appositamente redatto il tutto puo' non apparire organico, mi riservo alla fine della pubblicazione, e non ne manca ancora molto, di tentare di dare un ordine a tutto in maniera da dargli una certa organicità e una successione temporale o logica. Tramite colloqui con Vincenzo Calcara tenterò poi di chiarire e/o sviluppare i punti più oscuri ed eventualmente di completarli. E' necessario poi, e qui sará ben accetto il contributo di chiunque, aggiungere link e riferimenti ad altra documentazione reperibile in rete. In questa parte sono di particolare rilievo sia l'incontro con Finocchiaro con alcuni interrogativi che Calcara sembra sottintendere più che esplicitare e lo schema finale nel quale lo stesso Calcara tenta di schematizzare l'insieme di affermazioni fatte nel corso del memoriale.
http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&view=article&id=438:lettere-e-memoriali-di-vincenzo-calcara-parte-5&catid=2:editoriali&Itemid=4
Ero siciliana...
Ero siciliana, felice ed orgogliosa di esserlo...
Ero siciliana, credevo nella voglia di riscatto dei giovani siciliani...
Ero siciliana, credevo volessero togliersi di dosso l'etichetta di mafiosi una volta per tutte...
Ero siciliana, credevo che tutti questi anni di DC avessero fatto capire che il voto non va venduto perchè tanto a chi vi compra il voto della vostra vita non gliene frega un cazzo...
Ero siciliana, fino a quando non ho capito che nella merda ci state bene, che siete felici di non avere un lavoro, di non riuscire a creare un'attività senza dover pagare il pizzo, si, ci state bene in questa assenza di legalità, di decenza. Avete il mare e le spiagge tra le più belle del mondo ma siete solo capaci di riempirle di munnizza, avete un patrimonio culturale e artistico fantastico ma forse non sapete neanche che cosa vuol dire artistico... perchè se aveste un minimo di attività neuronale cerchereste di reagire a questa situazione e invece siete tutti uguali, per 50 euro o forse ancora meno avete messo una X su una scheda...
Continuate così e continuate a lamentarvi perchè vi sentite abbandonati... l'unica cosa che vi ha abbandonato è la dignità...
Ero siciliana ma adesso non lo sono più e non voglio più esserlo...
Ero siciliana, credevo nella voglia di riscatto dei giovani siciliani...
Ero siciliana, credevo volessero togliersi di dosso l'etichetta di mafiosi una volta per tutte...
Ero siciliana, credevo che tutti questi anni di DC avessero fatto capire che il voto non va venduto perchè tanto a chi vi compra il voto della vostra vita non gliene frega un cazzo...
Ero siciliana, fino a quando non ho capito che nella merda ci state bene, che siete felici di non avere un lavoro, di non riuscire a creare un'attività senza dover pagare il pizzo, si, ci state bene in questa assenza di legalità, di decenza. Avete il mare e le spiagge tra le più belle del mondo ma siete solo capaci di riempirle di munnizza, avete un patrimonio culturale e artistico fantastico ma forse non sapete neanche che cosa vuol dire artistico... perchè se aveste un minimo di attività neuronale cerchereste di reagire a questa situazione e invece siete tutti uguali, per 50 euro o forse ancora meno avete messo una X su una scheda...
Continuate così e continuate a lamentarvi perchè vi sentite abbandonati... l'unica cosa che vi ha abbandonato è la dignità...
Ero siciliana ma adesso non lo sono più e non voglio più esserlo...
venerdì 13 giugno 2008
Turbamento!
Già, sono proprio turbata... di tutte le cose che sto leggendo in questi giorni la cosa che mi sconvolge di più è la sensazione di impotenza che mi assale...
Mi sento impotente di fronte a tanta mal'anima, corruzione, malvagità, e chi più ne ha più ne metta...
Mi sento impotente ma al tempo stesso arrabbiata, un sentimento di rabbia da condividere, da portare avanti, perchè sento che è un sentimento che può diventare costruttivo...
Facciamoci sentire, facciamo capire a quelli che stanno lì in alto e che si sentono onnipotenti che non è così che anche loro prima o poi pagheranno perchè la vita è una giostra che gira e fra poco inizierà a girare anche per loro... perchè siamo sempre di più perchè abbiamo dalla nostra l'onestà, la voglia di cambiare le cose, per poter lasciare ai nostri figli un mondo migliore, abbiamo la forza per cambiare le cose, per fare la rivoluzione, quella vera, quella pacifica, ci sono stati tanti esempi nella storia dove il popolo è riuscito a cambiare le cose...
Arriverà il momento giusto, riusciremo a coordinarci, ad essere tanti e uniti, e allora inizieranno a tremare e non ci fermeranno più, allora dovranno andare allo scoperto e inizieranno a pagare. Togliamoli dalle loro comode poltrone... senza potere non sono niente, senza l'appoggio connivente del popolo diventeranno nulla... come dice mia madre, che dovrò sempre ringraziare insieme a mio padre per i valori con i quali mi hanno fatto crescere, insieme si può fare tanto, ma bisogna iniziare a cambiare le cose nel nostro piccolo... e poi sferrare l'attacco finale....
Mi sento impotente di fronte a tanta mal'anima, corruzione, malvagità, e chi più ne ha più ne metta...
Mi sento impotente ma al tempo stesso arrabbiata, un sentimento di rabbia da condividere, da portare avanti, perchè sento che è un sentimento che può diventare costruttivo...
Facciamoci sentire, facciamo capire a quelli che stanno lì in alto e che si sentono onnipotenti che non è così che anche loro prima o poi pagheranno perchè la vita è una giostra che gira e fra poco inizierà a girare anche per loro... perchè siamo sempre di più perchè abbiamo dalla nostra l'onestà, la voglia di cambiare le cose, per poter lasciare ai nostri figli un mondo migliore, abbiamo la forza per cambiare le cose, per fare la rivoluzione, quella vera, quella pacifica, ci sono stati tanti esempi nella storia dove il popolo è riuscito a cambiare le cose...
Arriverà il momento giusto, riusciremo a coordinarci, ad essere tanti e uniti, e allora inizieranno a tremare e non ci fermeranno più, allora dovranno andare allo scoperto e inizieranno a pagare. Togliamoli dalle loro comode poltrone... senza potere non sono niente, senza l'appoggio connivente del popolo diventeranno nulla... come dice mia madre, che dovrò sempre ringraziare insieme a mio padre per i valori con i quali mi hanno fatto crescere, insieme si può fare tanto, ma bisogna iniziare a cambiare le cose nel nostro piccolo... e poi sferrare l'attacco finale....
Lettere e memoriali di Vincenzo Calcara (parte 4)
In questa parte si parla con maggior dettagli delle 5 "Entità" giá accennate da Calcara nelle parti precedenti e si parla della riunione nella quale fu deciso l'assassinio di Roberto Calvi.
http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&view=article&id=422:lettere-e-memoriali-di-vincenzo-calcara-parte-4&catid=2:editoriali&Itemid=4
http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&view=article&id=422:lettere-e-memoriali-di-vincenzo-calcara-parte-4&catid=2:editoriali&Itemid=4
Lettere e memoriali di Vincenzo Calcara (parte 3)
Di questo episodio, esemplificativo dell'accordo e della comunità di intenti tra entità mafiosa, Vaticano deviato, servizi segreti deviati e un uomo politico del quale in questo punto Calcara non fa ancora il nome ma che mi sembra facilmente identificabile in un senatore a vita prescritto, non avevo mai trovato notizia neppure sulla rete ma dovrebbe essere possibile trovarne traccia nella sentenza, non so se di archiviazione o meno, di un procedimeto gestito dal Dr. Croce, dato che ad esso fa riferimento in un punto il Calcara.Mi rendo conto ora però perchè di questo uomo poltico Paolo, che aveva raccolto le deposizioni di Calcara, diceva che aveva una intelligenza "diabolica", e Paolo non era persona da adoperare le parole a caso.
http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&view=article&id=412:lettere-e-memoriali-di-vincenzo-calcara-parte-3&catid=2:editoriali&Itemid=4
http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&view=article&id=412:lettere-e-memoriali-di-vincenzo-calcara-parte-3&catid=2:editoriali&Itemid=4
Lettere e memoriali di Vincenzo Calcara (parte 2)
Ecco la seconda parte del memoriale.
In queste pagine Vincenzo racconta della sua iniziazione alla massoneria, che era quasi un obbligo per gli uomini d'onore "riservati", della preparazione e dell'esecuzione dell'attentato al papa, della successiva uccisione ed occultamento del cadavere di uno dei due esecutori turchi, dell'avvelenamento di Papa Luciani e dei motivi per i quali è stato eliminato, della complicità con la criminalità mafiosa del Maresciallo dei Carabinieri di Paderno Dugnano, della cricca di cardinali che pilotava Mons. Marcinkus, del notaio Albano.Tralascio qualsiasi tipo di commento, i fatti raccontati parlano da soli.Mi chiedo quante persone, in Italia, siano al corrente di questi fatti, quanti organi di informazione li abbiano riportati.
http://http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&view=article&id=398%3Alettere-e-memoriali-di-vincenzo-calcara-parte-2&Itemid=4
In queste pagine Vincenzo racconta della sua iniziazione alla massoneria, che era quasi un obbligo per gli uomini d'onore "riservati", della preparazione e dell'esecuzione dell'attentato al papa, della successiva uccisione ed occultamento del cadavere di uno dei due esecutori turchi, dell'avvelenamento di Papa Luciani e dei motivi per i quali è stato eliminato, della complicità con la criminalità mafiosa del Maresciallo dei Carabinieri di Paderno Dugnano, della cricca di cardinali che pilotava Mons. Marcinkus, del notaio Albano.Tralascio qualsiasi tipo di commento, i fatti raccontati parlano da soli.Mi chiedo quante persone, in Italia, siano al corrente di questi fatti, quanti organi di informazione li abbiano riportati.
http://http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&view=article&id=398%3Alettere-e-memoriali-di-vincenzo-calcara-parte-2&Itemid=4
Una petizione per dire NO alla legge sulle intercettazioni
Firmate la petizione per dire NO alla legge sulle intercettazioni... Noi onesti cittadini non abbiamo niente da nascondere... Intercettateci tutti!
http://firmiamo.it/index.php/sialleintercettazioni
http://firmiamo.it/index.php/sialleintercettazioni
giovedì 12 giugno 2008
Memoriale di Vincenzo Calcara (parte 1)
Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo, sul suo blog sta pubblicando le lettere e i memoriali di Vincenzo Calcara, pentito che collaborò con Borsellino prima della sua scomparsa. Vengono fuori delle cose allucinanti e agghiccianti, cose che ho sempre sospettato ma che vedere scritte nero su bianco mi ha fatto aprire ancora di più gli occhi...
Leggete e meditate
Leggete e meditate
Per sentirsi più sicuri tutti!
Ora d'aria - l'Unità 10 giugno 2008 - Marco Travaglio
Pierpaolo Brega Massone, nomen omen, capo della chirurgia toracica nella clinica Santa Rita convenzionata con la Regione Lombardia, l’uomo che in un sms si definiva “l’Arsenio Lupin della chirurgia”, è decisamente sfortunato. Se avesse atteso la legge Berlusconi sulle intercettazioni prima di architettare le truffe e gli scambi di fegati, polmoni, milze e cistifellee contestati dagl’inquirenti, sarebbe libero di proseguire i suoi maneggi con rimborso a pie’ di lista con i colleghi e/o complici. Invece è stato precipitoso. Uomo di poca fede, ha sottovalutato le potenzialità impunitarie del premier. Ora qualcuno parlerà di “arresti a orologeria” (nella solita Milano) per bloccare la mirabile riforma del Cainano: per non disturbare, gli inquirenti milanesi avrebbero dovuto aspettare qualche altra settimana e lasciar squartare qualche altra decina di pazienti. Perché quel che emerge dalle intercettazioni dell’inchiesta sulla clinica Santa Rita fa piazza pulita di tutte le balle e i luoghi comuni che la Casta, anzi la Cosca sta ritirando fuori per cancellare anche l’ultimo strumento investigativo che consente di scoprire i suoi reati.
Le intercettazioni dei simpatici dottori sono contenute nelle ordinanze di arresto, dunque non sono più segrete, ergo i giornalisti le pubblicano. Qualcuno può sostenere che così si viola la privacy degli arrestati? O che, altra panzana a effetto, si viola la privacy dei non indagati? Sappiamo tutto delle malattie dei pazienti spolpati in sala operatoria per incrementare i rimborsi regionali: più violazione della privacy di questa, non si può. Eppure nemmeno la privacy dei pazienti innocenti, anzi vittime, può prevalere sul diritto dei cittadini (comprese le altre vittime reali o potenziali della truffa) di sapere tutto e subito. Sì, subito, con buona pace dei vari Uòlter, che ancora la menano sul divieto di pubblicare intercettazioni pubbliche fino al processo (che si celebrerà, se va bene, fra 3-4 anni).
Restano da esaminare le altre superballe di marca berlusconiana (ma non solo).
1) Le intercettazioni in Italia sarebbero “troppe”. Il Guardasigilli ad personam Alfano dice addirittura che “gran parte del Paese è sotto controllo”. Figuriamoci: 45 mila decreti di ascolto all’anno, su 3 milioni di processi, sono un’inezia. Le intercettazioni non sono né poche né troppe: sono quelle che i giudici autorizzano in base alle leggi vigenti, in rapporto all’unico parametro possibile: le notizie di reato. In Italia ci sono troppi reati e delinquenti, non troppe indagini e intercettazioni. L’alto numero di quelle italiane dipende dal fatto che da noi possono effettuarle solo i giudici, con tutte le garanzie dal caso, dunque la copertura statistica è del 100%. Negli altri paesi a intercettare sono soprattutto servizi segreti e polizie varie (in Inghilterra addirittura il servizio ambulanze e gli enti locali), senz’alcun controllo né statistica.
2) Le intercettazioni andrebbero limitate in nome della privacy. Altra superballa: la privacy è tutelata dalla legge sulla privacy, che però si ferma là dove iniziano le esigenze della giustizia. Ciascuno rinuncia a una porzione della sua riservatezza per consentire allo Stato, con telecamere sparse in ogni dove e controlli svariati, di reprimere i reati e proteggere le vittime.
3) Le intercettazioni “costano troppo”. Mavalà. A parte il fatto che costano molto meno di quanto fanno guadagnare allo Stato (due mesi di ascolti a Milano sulle scalate bancarie han fatto recuperare 1 miliardo di euro, quanto basta per finanziare 4 anni d’intercettazioni in tutt’Italia, che nel 2007 son costate 224 milioni), potrebbero costare zero euro se lo Stato, anziché pagare profumatamente i gestori telefonici, li obbligasse - sono pubblici concessionari - a farle gratis. Un po’ come si fa per le indagini bancarie, che gli istituti di credito - pur essendo soggetti privati - svolgono gratuitamente.
4) I giudici - si dice - devono tornare ai “metodi tradizionali” e intercettare di meno. Baggianata sesquipedale: come dire che i medici devono abbandonare la Tac e tornare allo stetoscopio. Una conversazione carpita a sorpresa è un indizio molto più sicuro e genuino di tante dichiarazioni di testimoni o pentiti. E poi di quali “metodi tradizionali” si va cianciando? Se nessuno più parla perché i collaboratori di giustizia sono stati aboliti per legge (art. 513, “giusto processo”, legge sui pentiti) e l’omertà mafiosa viene pubblicamente elogiata (“Mangano fu un eroe perché in carcere non parlò”), come diavolo si pensa di scoprirli, i reati? Travestendosi da Sherlock Holmes e cercando le impronte con la lente d’ingrandimento? Inventatevene un’altra, per favore.
Pierpaolo Brega Massone, nomen omen, capo della chirurgia toracica nella clinica Santa Rita convenzionata con la Regione Lombardia, l’uomo che in un sms si definiva “l’Arsenio Lupin della chirurgia”, è decisamente sfortunato. Se avesse atteso la legge Berlusconi sulle intercettazioni prima di architettare le truffe e gli scambi di fegati, polmoni, milze e cistifellee contestati dagl’inquirenti, sarebbe libero di proseguire i suoi maneggi con rimborso a pie’ di lista con i colleghi e/o complici. Invece è stato precipitoso. Uomo di poca fede, ha sottovalutato le potenzialità impunitarie del premier. Ora qualcuno parlerà di “arresti a orologeria” (nella solita Milano) per bloccare la mirabile riforma del Cainano: per non disturbare, gli inquirenti milanesi avrebbero dovuto aspettare qualche altra settimana e lasciar squartare qualche altra decina di pazienti. Perché quel che emerge dalle intercettazioni dell’inchiesta sulla clinica Santa Rita fa piazza pulita di tutte le balle e i luoghi comuni che la Casta, anzi la Cosca sta ritirando fuori per cancellare anche l’ultimo strumento investigativo che consente di scoprire i suoi reati.
Le intercettazioni dei simpatici dottori sono contenute nelle ordinanze di arresto, dunque non sono più segrete, ergo i giornalisti le pubblicano. Qualcuno può sostenere che così si viola la privacy degli arrestati? O che, altra panzana a effetto, si viola la privacy dei non indagati? Sappiamo tutto delle malattie dei pazienti spolpati in sala operatoria per incrementare i rimborsi regionali: più violazione della privacy di questa, non si può. Eppure nemmeno la privacy dei pazienti innocenti, anzi vittime, può prevalere sul diritto dei cittadini (comprese le altre vittime reali o potenziali della truffa) di sapere tutto e subito. Sì, subito, con buona pace dei vari Uòlter, che ancora la menano sul divieto di pubblicare intercettazioni pubbliche fino al processo (che si celebrerà, se va bene, fra 3-4 anni).
Restano da esaminare le altre superballe di marca berlusconiana (ma non solo).
1) Le intercettazioni in Italia sarebbero “troppe”. Il Guardasigilli ad personam Alfano dice addirittura che “gran parte del Paese è sotto controllo”. Figuriamoci: 45 mila decreti di ascolto all’anno, su 3 milioni di processi, sono un’inezia. Le intercettazioni non sono né poche né troppe: sono quelle che i giudici autorizzano in base alle leggi vigenti, in rapporto all’unico parametro possibile: le notizie di reato. In Italia ci sono troppi reati e delinquenti, non troppe indagini e intercettazioni. L’alto numero di quelle italiane dipende dal fatto che da noi possono effettuarle solo i giudici, con tutte le garanzie dal caso, dunque la copertura statistica è del 100%. Negli altri paesi a intercettare sono soprattutto servizi segreti e polizie varie (in Inghilterra addirittura il servizio ambulanze e gli enti locali), senz’alcun controllo né statistica.
2) Le intercettazioni andrebbero limitate in nome della privacy. Altra superballa: la privacy è tutelata dalla legge sulla privacy, che però si ferma là dove iniziano le esigenze della giustizia. Ciascuno rinuncia a una porzione della sua riservatezza per consentire allo Stato, con telecamere sparse in ogni dove e controlli svariati, di reprimere i reati e proteggere le vittime.
3) Le intercettazioni “costano troppo”. Mavalà. A parte il fatto che costano molto meno di quanto fanno guadagnare allo Stato (due mesi di ascolti a Milano sulle scalate bancarie han fatto recuperare 1 miliardo di euro, quanto basta per finanziare 4 anni d’intercettazioni in tutt’Italia, che nel 2007 son costate 224 milioni), potrebbero costare zero euro se lo Stato, anziché pagare profumatamente i gestori telefonici, li obbligasse - sono pubblici concessionari - a farle gratis. Un po’ come si fa per le indagini bancarie, che gli istituti di credito - pur essendo soggetti privati - svolgono gratuitamente.
4) I giudici - si dice - devono tornare ai “metodi tradizionali” e intercettare di meno. Baggianata sesquipedale: come dire che i medici devono abbandonare la Tac e tornare allo stetoscopio. Una conversazione carpita a sorpresa è un indizio molto più sicuro e genuino di tante dichiarazioni di testimoni o pentiti. E poi di quali “metodi tradizionali” si va cianciando? Se nessuno più parla perché i collaboratori di giustizia sono stati aboliti per legge (art. 513, “giusto processo”, legge sui pentiti) e l’omertà mafiosa viene pubblicamente elogiata (“Mangano fu un eroe perché in carcere non parlò”), come diavolo si pensa di scoprirli, i reati? Travestendosi da Sherlock Holmes e cercando le impronte con la lente d’ingrandimento? Inventatevene un’altra, per favore.
Appuntamento con Marco Travaglio
Pubblico dal blog di Marco Travaglio un appuntamento in provincia... andiamo numerosi!
27 giugno, Fabbrico (RE) - Incontro sull'informazione dal titolo "La conoscenza è libertà". Interverranno Marco Travaglio, Loris Mazzetti e Roberto Scardova. Giardino del Castello Guidotti - entrata Via Matteotti - ore 18
27 giugno, Fabbrico (RE) - Incontro sull'informazione dal titolo "La conoscenza è libertà". Interverranno Marco Travaglio, Loris Mazzetti e Roberto Scardova. Giardino del Castello Guidotti - entrata Via Matteotti - ore 18
mercoledì 11 giugno 2008
Il primo post
Oggi scrivo per la prima volta...
vorrei che questo blog mi consentisse di conoscere altre persone che come me sono stufe della situazione italiana... sono stufe di essere prese per i fondelli dalla classe dirigente.
Ho 31 e non vedo davanti a me un futuro molto roseo, non posso permettermi di comprare una casa perchè lo stipendio non me lo permette, perchè i tassi sono troppo alti.
Vorrei riuscire ad andare anche in vacanza ogni tanto e non dover passare i prossimi 30 a pensare a come pagare il mutuo... in più convivo e non posso costituire una coppia di fatto perchè viviamo in uno stato dove le leggi devono passare prima dal vaticano...
Ho pensato che se le cose non cambiano fra un paio d'anni mollo tutto e mi trasferisco in Spagna, dove i giovani almeno contano qualcosa... certo che mi piacerebbe poter rimanere nel mio paese... allora ho deciso di cercare di fare qualcosa in prima persona, di provarci almeno a cambiare le cose nel mio piccolo... e chissà, magari in tanti si riescono a fare le rivoluzioni... siamo diventati pigri, ci lamentiamo per come vanno le cose ma non riusciamo a trovare i modi per reagire, per cambiarlo quello che non ci va bene. E se i politici in questo non ci aiutano allora rimbocchiamoci le maniche e proviamoci noi... Sono ottimista, credo che dal basso possano nascere delle belle iniziative, si inizia dal proprio quartiere, poi nella propria città e i cambiamenti devono essere come un virus, diffondersi lentamente ma stabilmente... perchè noi in Italia vogliamo tutto e subito ma non è possibile, bisogna avere pazienza e lentamente ma con decisione lottare perchè le cose cambino. In un giorno non si fa niente, ma tutti i giorni possiamo fare qualcosa per cambiare, possiamo far sentire che non siamo lobotomizzati, che abbiamo pensieri, sentimenti, emozioni e non siamo solo consumatori da conquistare... Possiamo fare tanto, il coltello dalla parte del manico ce l'abbiamo noi perchè è dai nostri acquisti che dipende tutto, è dalle nostre scelte consapevoli che dobbiamo partire... Il capitalismo senza consumatori caproni non è niente... Loro non sono niente senza i loro soldi e i loro affari... Facciamoglielo capire...
vorrei che questo blog mi consentisse di conoscere altre persone che come me sono stufe della situazione italiana... sono stufe di essere prese per i fondelli dalla classe dirigente.
Ho 31 e non vedo davanti a me un futuro molto roseo, non posso permettermi di comprare una casa perchè lo stipendio non me lo permette, perchè i tassi sono troppo alti.
Vorrei riuscire ad andare anche in vacanza ogni tanto e non dover passare i prossimi 30 a pensare a come pagare il mutuo... in più convivo e non posso costituire una coppia di fatto perchè viviamo in uno stato dove le leggi devono passare prima dal vaticano...
Ho pensato che se le cose non cambiano fra un paio d'anni mollo tutto e mi trasferisco in Spagna, dove i giovani almeno contano qualcosa... certo che mi piacerebbe poter rimanere nel mio paese... allora ho deciso di cercare di fare qualcosa in prima persona, di provarci almeno a cambiare le cose nel mio piccolo... e chissà, magari in tanti si riescono a fare le rivoluzioni... siamo diventati pigri, ci lamentiamo per come vanno le cose ma non riusciamo a trovare i modi per reagire, per cambiarlo quello che non ci va bene. E se i politici in questo non ci aiutano allora rimbocchiamoci le maniche e proviamoci noi... Sono ottimista, credo che dal basso possano nascere delle belle iniziative, si inizia dal proprio quartiere, poi nella propria città e i cambiamenti devono essere come un virus, diffondersi lentamente ma stabilmente... perchè noi in Italia vogliamo tutto e subito ma non è possibile, bisogna avere pazienza e lentamente ma con decisione lottare perchè le cose cambino. In un giorno non si fa niente, ma tutti i giorni possiamo fare qualcosa per cambiare, possiamo far sentire che non siamo lobotomizzati, che abbiamo pensieri, sentimenti, emozioni e non siamo solo consumatori da conquistare... Possiamo fare tanto, il coltello dalla parte del manico ce l'abbiamo noi perchè è dai nostri acquisti che dipende tutto, è dalle nostre scelte consapevoli che dobbiamo partire... Il capitalismo senza consumatori caproni non è niente... Loro non sono niente senza i loro soldi e i loro affari... Facciamoglielo capire...
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